| Il Circondario |
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MONTE AMIATA
ll Monte Amiata, massiccio della Toscana, mostra il suo profilo dolce ma austero anche a grande distanza. Nelle giornate serene lo si scorge dalle colline del Chianti, dalla Maremma e da chi viaggia nel mar Tirreno, dai monti laziali, dalle acque tranquille del laghi Trasimeno e Bolsena. Un profilo netto, forte, che emerge, alla stregua di una ciclopica cattedrale, dalla vasta superficie delle dolci colline toscane.
Immerso e inserito nella Toscana classica, con l'Umbria e la Tuscia laziale a due passi, l'Amiata è rimasto per millenni un territorio con proprie autonome prerogative geologiche, storiche e paesaggistiche. Le rigogliose faggete, le rocce dalle forme inconsuete, le ricche e fresche sorgenti, le miniere e una stentata agricoltura montana hanno dato a chi vive sulle pendici della montagna la coscienza di un'orgogliosa diversità.
I cicli della storia e dell'arte hanno lambito e variamente interessato nei secoli, l'Amiata. Ma nè gli Etruschi, nè i Romani, nè i Longobardi nè gli imperatori d'occidente, nè le storiche Repubbliche di Siena e di Firenze, nè la vivace modernità della vicina Grosseto, sono mai riusciti ad alterare lo spirito, il carattere, la magia della montagna amiatina, che ha reso simbiotico il rapporto tra natura, paesaggio ed opera dell'uomo.
L’Amiata è un museo a cielo aperto. Le sue bellezze sono tutte nella natura che l’avvolge e nei secoli di lavoro e vita vissuta che l’hanno formata poco a poco così com’è, con le sue meraviglie architettoniche e artistiche. L’Abbazia del San Salvatore è un rarissimo esempio di architettura romanica d’oltralpe, uno dei pochissimi in Toscana, se non in Italia e, oltre alla cripta longobarda, contiene un prezioso crocifisso del XII secolo di scuola francese che fa il paio solo con quello della vicina abbazia di Sant’Antimo. La chiesa dei santi Stefano e Degna, a Castiglion d’Orcia, contiene una madonna di Simone Martini e una di Pietro Lorenzetti di rara bellezza. Quella dei santi Pietro e Paolo a Roccalbegna accoglie invece una pala d’altare di Ambrogio Lorenzetti, la Madonna delle Ciliegie, circondata dai due santi eponimi della chiesa, che è un raro capolavoro. Poi, sparsi qua e là, i maestri della Scuola Senese, dal Duecento al Seicento, i lavori della stirpe di pittori locali Nasini, operanti tra Castel del Piano e Piancastagnaio, che hanno affrescato praticamente tutte le chiese e pievi dell’Amiata. La meravigliosa Pieve ad Lamulas, a Montelaterone, con la splendida Madonna lignea del Quattrocento e le robbiane di Santa Fiora e Radicofani. E così via. Insomma, non c’è un attimo da perdere per chi voglia conoscere l’arte di questo luogo.
ABBADIA SAN SALVATORE
Abbadia San Salvatore è un comune situato nella parte senese del Monte Amiata.
Prende il nome dall'abbazia benedettina, fondata nel 743 dal re longobardo Ratchis, di cui oggi rimangono solo la chiesa e la cripta. La storia ha riservato a questa località fasi di prestigio temporale in cui il Monastero, prima benedettino poi cistercense, ha esercitato un potere di rilievo in ampi territori posti sul versante orientale e su quello occidentale dell'Amiata. L'abbazia ebbe fortuna alterne, dovute anche ai frequenti scontri sia con la potente casata degli Aldobrandeschi, sia con gli Orsini e in genere con gli alleati degli imperatori, soprattutto quando questi mantenevano rapporti conflittuali con il Papato di Roma; fu infine soppressa nel 1782.
Da ricordare come dall'abbazia stessa provenga il celebre Codex Amiatinus, risalente al VII secolo, attualmente conservato presso la Biblioteca Laurenziana di Firenze.
Degni di nota, oltre al borgo medievale, caratteristico di quasi tutti i comuni amiatini, il Palazzo del Podestà, realizzato nel XV secolo e la chiesa di Santa Croce.
Abbadia San Salvatore, oggi uno dei centri turistici più importanti del monte Amiata e della stessa Toscana, rievoca l'ormai trascorsa epoca della produzione del mercurio, proveniente dal suo minerale di base (il cinabro) che si estraeva in una miniera limitrofa allo stesso paese, ma anche in altri siti dell'Amiata. Oggi del mercurio, non più prodotto da oltre trent'anni, rimane una memoria conservata in un interessante museo ricavato dalla vecchia miniera, un'area riqualificata a destinazione artigianale. Il Museo operativo da qualche anno, propone un'interessante storia dell'estrazione, anche grazie al valido contributo di ex minatori in qualità di guide. Da rilevare anche la presenza di alcuni importanti mobilifici.
La cittadina dell'estremo lembo meridionale della Toscana non è solo meta di turismo, ma anche stazione climatica e luogo di vacanza abituale per numerosi villeggianti.
MUSEO MINERARIO
Il Parco Museo Minerario di Abbadia San Salvatore si trova nell’area mineraria del Monte Amiata che un tempo, e a lungo, ha rappresentato uno dei più importanti giacimenti al mondo di cinabro - il minerale da cui si ricava il mercurio - e oggi, ospitando numerose testimonianze di archeologia industriale, ricorda questo suo passato di benessere ma anche di sacrificio, lotte e sofferenza.
Il Museo Minerario, ospitato nell’antico edificio della Torre dell’Orologio, custodisce una ricca collezione di minerali, attrezzature, strumenti di lavoro e fotografie che raccontano la storia del mercurio e delle comunità le cui vicende furono ad esso strettamente legate: dalle popolazioni del Neolitico agli etruschi ai romani, fino ad arrivare all’epoca moderna.
A bordo di un trenino si visita l’interno di una galleria dove è stato ricostruito l’ambiente di lavoro dei minatori.
VAL D’ORCIA
La Val d'Orcia è una terra oggi periferica, naturalmente luminosa e pulita nella quale il carattere agricolo della sua economia e il persistere dei suoi abitanti in attività legate alla terra o alla lavorazione di materie prime del luogo, hanno salvaguardato il rapporto uomo-ambiente, elevandolo ad una dignità quasi ovunque sconosciuta.
Ma questa valle non è soltanto un luogo diffusamente poetico e naturalisticamente accattivante, contribuendo essa al tramandarsi di un sistema di relazioni umane storicamente determinatosi lungo la grande e antica Romea che 1'attraversava, la Francigena. L'insieme dei segni che si sono sviluppati lungo di essa, o sulle colline che le fanno ala, consente una lettura del paesaggio non molto diversa da quella che affascinò i grandi pittori senesi dell'evo antico o del Rinascimento, i viaggiatori europei del "grand-tour", gli scrittori sentimentali del viaggio inglesi, tedeschi, francesi. Lo scenario della Val d'Orcia, armonico nella sua naturale simmetria, si rapporta ovunque, in una dolcezza morbida di linee collinari, alla verticale rnaestosità dell'Amiata, una montagna fonte di acque limpide e di energia vitale e vegetale. I colori netti delle argille sterili o dei tufi dorati si dividono sulle colline, la vegetazione si fa scura attorno ai fossi e risale fitta sotto alle rocche o ai castellari, quasi dispensatori di ordine alle file dei vigneti e alle schiere argentee degli olivi. La solarità, il vuoto, la luce,goduta da lassù, possono variabilmente suscitare nell'osservatore gioia o ansia, sintonia armoniosa o senso di solitudine, difficilmente l'indifferenza, la Val d'Orcia è un continuo fuggire di colline senza interruzioni visibili, variamente modellato da torrenti, calanchi, mammelloni e biancane che corrono sempre a riannodarsi fra loro nel colore cinerino della creta. La Francigena, snodandosi in mezzo a questa natura bella ma ostile, per secoli permise ai suoi piccoli centri di crescere sull'orgoglio e la fierezza di una popolazione antica, usa a condividere i sogni, le arroganze e le utopie di uomini potenti e famosi. In Val d'Orcia una civiltà agraria, che non si è mai arresa al progresso, accoglie gli ospiti come un tempo i viandanti ed i pellegrini e li fa testimoni attivi e partecipi di una sperimentata e sincera convivialità.
Tutte le foto sono per gentile concessione di Gabriele Forti. Potete guardare i suo lavori visitando il suo sito web GabrieleForti.it |